La Commissione europea prende tempo sulla proposta legislativa per vietare in modo permanente le importazioni residue di petrolio russo. La proposta doveva essere presentata il prossimo 15 aprile ma non compare sull’ultimo aggiornamento dell’agenda legislativa dell’esecutivo UE del 24 marzo.

La proposta sancirebbe per legge l’eliminazione graduale e completa delle importazioni di petrolio russo entro la fine del 2027. L’Unione Europea ha già legiferato per eliminare gradualmente, entro la fine del 2027, le importazioni di gas dalla Russia.

Interrogata sul tema durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, la portavoce della Commissione UE per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, ha evitato di indicare una nuova data per la presentazione del testo, pur ribadendo che l’iniziativa resta sul tavolo. “Tornare a importare energia russa sarebbe ripetere un errore del passato. Sarebbe un errore strategico”, ha affermato, ha affermato, insistendo sul fatto che Bruxelles intende proseguire sulla strada dell’uscita dalle fonti energetiche russe.

Nel botta e risposta con i giornalisti, la Commissione ha anche cercato di ridimensionare il valore politico del rinvio, presentandolo soprattutto come una questione procedurale.

La portavoce capo aggiunta Arianna Podestà ha ricordato che la LPP, la “liste des points prévus”, è un documento puramente indicativo, utile all’organizzazione del lavoro della stampa e soggetto a continui cambiamenti, perché i fascicoli arrivano al Collegio solo quando sono considerati sufficientemente maturi.

In merito, Itkonen ha aggiunto un elemento pratico: il 15 aprile, data che figurava nella pianificazione indicativa, “non ci sarà” una riunione del Collegio dei commissari e proprio per questo si sta ora cercando una nuova collocazione per la proposta.

Kyiv accetta il sostegno dell’UE per ripristinare l’oleodotto russo Druzhba

Alla richiesta di chiarire se il testo debba considerarsi rinviato oltre metà aprile, Podestà ha sostanzialmente confermato che, allo stato attuale della programmazione, non esiste una riunione del Collegio in quella data e che, in presenza anche della pausa pasquale, non è possibile calendarizzare fascicoli in assenza di una seduta dei commissari.

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran sta causando la più grande interruzione delle forniture di petrolio della storia, facendo impennare i prezzi globali del greggio. La misura avrebbe un impatto immediato limitato sulle forniture fisiche, dato che l’UE importava solo l’1% del suo petrolio dalla Russia nell’ultimo trimestre del 2025, avendo drasticamente ridotto le importazioni dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte di Mosca nel 2022.

Bruxelles, tuttavia, vuole sancire l’eliminazione graduale e completa del petrolio russo attraverso una legislazione che rimarrebbe in vigore anche qualora un accordo di pace nella guerra in Ucraina portasse alla revoca delle sanzioni da parte dell’UE.

Il tema è però profondamente delicato per Ungheria e Slovacchia. I leader dei due Paesi UE, il premier Viktor Orban e Robert Fico, sono tra i pochi che hanno mantenuto contatti con la Russia di Vladimir Putin. Il 27 gennaio, Ungheria e Slovacchia erano gli unici due paesi dell’UE che importavano ancora petrolio russo, quando Kyiv annunciò che un attacco di droni russi aveva colpito le infrastrutture dell’oleodotto Druzhba in Ucraina, interrompendo le spedizioni di petrolio russo. Budapest e Bratislava hanno quindi accusato l’Ucraina di ritardare deliberatamente la ripresa dei flussi petroliferi, scatenando una disputa politica che ha visto l’Ungheria bloccare un prestito UE da 90 miliardi stanziato per Kyiv e già approvato dal Consiglio.

La scorsa settimana la Commissione UE ha proposto all’Ucraina l’invio di una missione e sostegno finanziario per riparare i danni subiti dall’oleodotto Druzhba. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha accettato la proposta osservando che l’Ucraina sta lavorando ad un bypass dell’oleodotto che permetterà la piena ripresa dei flussi di petrolio, “ovviamente in assenza di ulteriori attacchi da parte della Russia”.

 

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